Jul 132009

Pensate sia possibile vendere qualcosa con sentimento?
Pensate sia possibile parlare con il cuore ai clienti e farvi ascoltare?

Io credo di si.
Credo che siamo in un momento che potrebbe segnare una rivoluzione nel marketing e nell’economia.

Qual’è la mia visione?
Un mondo nel quale persone con coscienza producono prodotti sostenibili che vengono venduti al giusto prezzo a consumatori consapevoli.
Forse sto esagerando, o no?

Negli ultimi giorni ho avuto delle conversazioni con dei segnali significativi che mi hanno confermato questa mia impressione.

L’altra sera, parlando al telefono con un’amica, una professionista che vive sulla costa ovest degli Stati Uniti, mi ha detto: sto imparando a vivere con meno fronzoli e, sinceramente, vivo meglio.

Poi, ho letto un post di Valeria Maltoni, sul suo blog Conversation Agent, nel quale scrive:
“Sono due anni che ho imparato a ridurre I beni materiali e a fare acquisti solo quando ho realmente bisogno di qualcosa o devo sostituire qualcosa. Un esempio: il mio ferro da stiro ha circa 15 anni (come faranno a fare cose che durano così a lungo?)

Sembra che più tempo mi concentro sull’essere creativa, al lavoro e scrivendo sul blog, e meno  ho bisogno di acquistare cose.”

Ci sono molti segni che indicano come le persone stiano ridisegnando le loro mappe personali dei bisogni.

Quale potrebbe essere l’impatto sul marketing che conosciamo?
Beh, senz’altro i marchi che potremmo definire d’affetto, sono messi bene, ma non tutti lavoriamo per aziende con questo profilo.
Quindi? Quindi è tempo di un soul marketing.

Cambiate il vostro marchio in un catalizzatore di attenzione, non solo per il suo prezzo, ma per le sue qualità intrinseche, per il valore aggiunto che può generare, per la sua abilità di conversare quotidianamente, per la capacità di condividere un ciclo di vita più lungo.

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Mar 102009

Questa domanda mi è venuta spontanea mentre scriveo un commento all’ultimo post di Valeria Maltoni.

La conversazione era su ridisegnare, ripensare e ridefinire l’esperienza dei clienti.

Il mio commento è:

Valeria, penso che Axel abbia sollevato un argomento interessante sulla quantità di messagi lavorati in un giorno da un customer care e sulle difficoltà di cambiare il sistema a breve. Ma penso che il problema sia ancora più in profondità: dobbiamo ridisegnare un intero sistema economico che è basato sulla creazione di valore per gli azionisti e non per i clienti.

La domanda, quindi, è: chi sono realmente i vostri clienti?

Temo che negli ultimi 15/20 anni, i veri clienti delle aziende siano stati gli analisti di borsa e gli azionisti.

I prodotti sono stati disegnati per massimizzare le vendite, i valori aziendali focalizzati sul generare le migliori performance per tenere il prezzo delle azioni il più alto possibile.

La delocalizzazione e tutti gli altri mezzi per ridurre il più possibile il prezzo di produzione sono stati pensati per vendere più prodotti e non per vendere meglio, ed hanno un costo nascosto per i veri acquirenti.

Dobbiamo quindi ridisegnare un sistema e ridefinire un obiettivo: creare valore in primo luogo per i veri clienti, il valore per gli azionisti seguirà.

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