Leggendo il blog della Harvad Business Review, ho dato un’occhiata alla tag cloud ed ho notato che la parola principale è leadership, seguita da recessione, strategia, gestione delle persone, comunicazione.

Sono tutte parole incluse nella definizione di social business (beh, recessione direi di no).
Sviluppare una strategia innovativa è come stare al timone di una barca, e in tempi di recessione sei al timone in un mare in tempesta.
Essere lo skipper di una barca da regata richiede una leadership fortissima: tutto l’equipaggio deve seguirti senza esitazione, senza paura, senza dubbi.
Devi essere un vero leader, raccogliere le informazioni dello staff nel pozzetto e prendere le decisioni.
Allora, una domanda: quanti veri leader avete incontrato in agenzie, consulenti, clienti?
Prendetevi 8 minuti e guardate questo video.
E’ il discorso alla cerimonia della laurea del professor Daniel Pink all’Istituto di Arte e Design di Minneapolis.
Cosa lo rende un video da guardare assolutamente?
Tra tutte le cose che dice, una in particolare mi sembra fondamentale per il marketing, presente e futuro, così come insito nel Web 2.0: non fate le cose per ragione strumentali, solo per secondi fini, ma con motivazioni oneste e trasparenti.
Se agite strumentalmente, ben presto verranno a galla la mancanza di trasparenza e gli obiettivi nascosti del vostro agire.
Agire con motivazioni sincere, perchè pensate che ciò che fate abbia un suo valore intrinseco, darà una spinta enorme all’empatia che sta alla base del vostro agire.
In un mondo nel quale le relazioni dirette e personali sono cruciali, questo approccio non potrà che dare enormi dividendi, sia nell’ambito privato che in quello lavorativo.
(fonte http://www.fmsasg.com)
Vodafone ha annunciato il lancio autunnale del suo social network.
Qualche problema? Direi di no, a parte che un altro social network potrebbe cercare di sottrarti quell poco di tempo offline rimasto.
Personalmente, credo che i social network siano un esperimento riuscito e che siano una modalità efficiente di mettere le persone in relazione.
Nel futuro ci saranno altri social network, migliori di quelli attuali, più semplici, personalizzabili, meno invasive per ciò che riguarda la privacy e che non cercheranno di farti ingurgitare dell’advertising a tutti I costi.
E credo, anche, che un marchio faccia bene a tentare di creare il proprio territorio nel quale raccogliere informazioni per stare più vicino ai suoi clienti.
Ma, onestamente, quante possibilità vi sono, oggi, che un social network riesca nel suo scopo?
Perchè dovrei caricare e condividere le mie cose in un altro network?
Quante possibilità vi sono che , anche lì, cercherò di contattare le stesse persone con le quail sono già in relazione da un’altra parte
Sono convinto che i social network che nasceranno nei prossimi mesi potrebbero soffrire degli stessi problemi della tv generalista, indefiniti e indefinibili, contenitori senza personalità.
Mentre, i social network della prossima generazione saranno costruiti essenzialmente su passioni condivise: politica, cutura sport, ambiente e, qua e la, un mix di tutte queste cose.
Per cui se state per lanciare un social network, ecco cosa suggerisco facciate:
1. Definite un strategia chiara ed un’altrettanto chiara road map
2. Definite i vostri obiettivi e dove volete arrivare (per favore, non scrivete più vendite….quelle saranno la conseguenza logica di un lavoro ben fatto)
3. Definite le aree da presidiare
4. Definite le azioni per difendere il vostro territorio dai concorrenti
5. Pensate lateralmente
6. Siate focalizzati
7. Siate logici
8. Siate pazienti (Roma non è stata costruita in un giorno)
Altri suggerimenti?
Nel precedente post “Ti vendo, ma con sentimento – Soul marketing “ ho scritto “ cambia il tuo marchio in un catalizzatore di attenzione, non solo per il suo prezzo, ma per le sue qualità intrinseche, per il valore aggiunto che può generare, per la sua abilità di conversare quotidianamente, per la capacità di condividere un ciclo di vita più lungo.”
Questo pensiero dafinisce un nuovo concetto di ciclo di vita di un prodotto non più definito dalla pubblicità o dalla novità ma dal prodotto stesso.
Quindi, potremmo non vedere più folle che si accalcano ad acquistare l’ultimo modello di televisore piatto o un detersivo, un dentifricio, una macchina spinti da massicci investimenti pubblicitari o da campagne di RP o semplicemente perché sostituire qualcosa di rotto è più facile che ripararlo.
Il processo di sostituzione è destinato a diventare qualcosa di più complesso e più riflessivo.
Ma come si può essere vicino ai clienti in un momento di decisione ed acquisto non definibile temporalmente?
La strategia c’è e si chiama recency, ma con due modalità di esecuzione per differenti.
Recency, in primo luogo, significa essere vicini al cliente nel momento nel quale deve effettuare un acquisto.
Questo momento, che poteva essere statisticamente determinato e definito con più precisione in un mercato guidato dalla pubblicità, tende, ora, ad essere sempre più personale e, quindi, indefinito.
Se la vostra azienda è ancora legata 100% alla pubblicità, una strategia di recency si attua con una certa semplicità: si acquistano qualche decina di GRP al giorno per tutte le settimane dell’anno o, a seconda della tipologia del prodotto, per il suo periodo di stagionalità.
P&G è stata la leader indiscussa di questa strategia negli anni ’90 e nella prima metà del ‘00.
Ma se non avete i loro budget, forse avete un problema.
Ma se siete già entrati nel mondo della comunicazione, o vi state avvicinando a modificare l’impianto della vostra comunicazione, beh, allora potete essere vicini ai clienti con una conversazione quotidiana, aprendo canali di comunicazione diretta ed essere in testa nella loro classifica di apprezzamento e percezione.
Questa esecuzione è decisamente meno costosa e più personale, diretta, insomma più vicina alla modalità con cui i nuovi clienti desiderano stare in contatto con i marchi.
Quindi, ora, la decisione di quale implementazione della recency attuare sta a voi. Quale strada scegliete?
Il famoso e riverito libro L’arte della Guerra del generale cinese Sun-Tzu, è stato la bibbia delle business school and degli uomini d’affari per gli ultimi 20 anni.
Perché è un libro realmente affascinante.
La descrizione delle strategie e delle tattiche per implementare le strategie è dettagliata e narrata con riferimento agli eventi ed alla carriera del generale cinese.
Essendo un libro sulla guerra, è naturalmente pervaso dalla violenza, sebbene inespressa, e la sua traduzione in un libro di business ha portato questa carica aggressiva con se.
Target ed altri termini militari ci hanno accompagnato in questi anni, anche nel mondo della pubblicità.
Ora, finchè la comunicazione è stata un processo univoco, dal marchio al target, nessun problema sostanziale, ma, adesso, che vogliamo convincere i clienti a conversare con le aziende, beh, forse è tempo di abbracciare l’arte della diplomazia e dell’ascolto.
Per questo è il momento di salutare Sun-Tzu, di ringraziarlo per il percorso fatto insieme e di dare il benvenuto a Madame du Deffand, la nobildonna francese nel cui salotto nacque l’arte della conversazione.
E, fate bene attenzione perché l’arte di conversare richiede educazione e varietà di argomenti, motivo per cui dobbiamo sapere cosa succede al fuori del nostro ufficio e della carte che riempiono le nostre scrivanie, quello che interessa ai nostri clienti, presenti e potenziali, e non quello che interessa solo a noi. Dobbiamo essere pronti a parlare di ciò che realmente interessa alla gente e, in prima battuta, potrebbe anche non essere il nostro marchio: non importa, investiamo nella conversazione.





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