Jul 242009

Mangiare fuori è diventato un vero incubo per il proprio portafoglio, ultimamente.
Così come stanno sorgendo un sacco di dubbi a proposito della qualità del cibo servito, della sua origine e dei suoi costi nascosti ( es: impatto sull’ambiente)

Questi problemi ovviamente creano seri problemi per i ristoranti e per le catene della ristorazione.

Di questo hanno parlato, in due post separati su MPDailyfix, Ted Mininni, che ha scritto di McDonalds’, e Andrea Learned, che ha parlato di Chipotle, evidenziando le risposte delle due catene ai problemi evidenziati sopra.

McDonalds’ sta lanciando, in tutti gli Stati Uniti, il più grande burger, premium a 4 dollari.

Dall’altro lato, Chipotle ha annunciato che sponsorizzerà visioni gratuite di un documentario/film che si intitola Food, Inc. e che tratta dei problemi dell’alimentazione.

Come ho scritto in un commento al post di Ted, il mio pensiero riguardo all’attività di McDonalds’ è il seguente:

a) L’offerta di McDonald’s non tiene in considerazione nessuna delle questioni che sono sorte al riguardo dell’impatto della produzione di carne rossa sull’ambiente (gli allevamenti americani producono più CO2 dell’intero parco machine….)
b) se gli Americani riducessero un poco il loro consumo di carne rossa, l’intero mondo ne beneficerebbe in termini di riduzione di emissioni di CO2 (basterebbe che non mangiassero carne due giorni la settimana)
c) se offri il più grande burger ad un prezzo che è circa la metà dei tuoi concorrenti, avere dei dubbi sulle modalità allevamento del bestiame è il minimo che possa accadere. Il tutto quando la rete sta inviando messaggi sempre più diffusi proprio a questo riguardo.

Dal mio punto di vista credo che il problema della qualità del cibo non sia ancora un problema sentito da tutti, ma è una questione che sta prendendo piede e  McDonalds’ dovrebbe andare nella direzione di produrre cibo più sostenibile (anche dal punto di vista della quantità!)
Questo lancio del più grande burger, premium, in tutta la nazione non è chiaramente la risposta.
E’ una risposta tattica, molto old fashion, all’attuale situazione economica.

Non credo che tutti debbano diventare vegetariani ma credo che si debba andare verso un approccio al cibo differente, più responsabile e maturo.

Chipotle, catena che non conosco e dove non ho mai mangiato, affronta il problema da un’altra angolazione:”Invita I suoi clienti a vedere la ceuda verità, ponendosi, quindi, all’interno del movimento per un cibo responsabile.”
come scrive Andrea. La cruda verità del documentario/film Food,Inc., un film molto critico nei confronti dell’industria alimentare. Vi invito a visitare il sito e a vedere il trailer.

Dov’è il beneficio di questo approccio?

a) Mettere in evidenza che Chipotle ha inziato un viaggio verso un obiettivo molto ambizioso di qualità e responsabilità e non teme di esporsi al giudizio dei clienti;
b) Scegliere di posizionarsi come un’azienda guida e di distinguersi dalla concorrenza proprio per questo profilo

c) Creare una posizione di qualità percepita nella quale può difendere meglio i suoi margini

Quindi, personalmente, se Chipotle fosse in Italia, non avrei dubbi sullo sceglierla al posto di McDonalds’ (che comunque non frequento…)

E se voi poteste decidere, chi scegliereste?

Post to Twitter Tweet This Post

Apr 012009

Il famoso e riverito libro L’arte della Guerra del generale cinese Sun-Tzu, è stato la bibbia delle business school and degli uomini d’affari per gli ultimi 20 anni.
Perché è un libro realmente affascinante.
La descrizione delle strategie e delle tattiche per implementare le strategie è dettagliata e narrata con riferimento agli eventi ed alla carriera del generale cinese.

Essendo un libro sulla guerra, è naturalmente pervaso dalla violenza, sebbene inespressa, e la sua traduzione in un libro di business ha portato questa carica aggressiva con se.

Target ed altri termini militari ci hanno accompagnato in questi anni, anche nel mondo della pubblicità.

Ora, finchè la comunicazione è stata un processo univoco, dal marchio al target, nessun problema sostanziale, ma, adesso, che vogliamo convincere i clienti a conversare con le aziende, beh, forse è tempo di abbracciare l’arte della diplomazia e dell’ascolto.

Per questo è il momento di salutare Sun-Tzu, di ringraziarlo per il percorso fatto insieme e di dare il benvenuto a Madame du Deffand, la nobildonna francese nel cui salotto nacque l’arte della conversazione.

E, fate bene attenzione perché l’arte di conversare richiede educazione e varietà di argomenti, motivo per cui dobbiamo sapere cosa succede al fuori del nostro ufficio e della carte che riempiono le nostre scrivanie, quello che interessa ai nostri clienti, presenti e potenziali, e non quello che interessa solo a noi. Dobbiamo essere pronti a parlare di ciò che realmente interessa alla gente e, in prima battuta, potrebbe anche non essere il nostro marchio: non importa, investiamo nella conversazione.

Post to Twitter Tweet This Post